Il settore del food, in tutte le sue declinazioni, sta vivendo ormai da diversi anni uno sviluppo senza pari. Un’evoluzione che sta portando non solo una crescita numerica dei locali che fanno ristorazione un po’ ovunque in Italia, ma anche un sempre maggior interesse per programmi televisivi che si occupano di cucina, per chef ormai diventati influencer sui social e per tematiche legate a un’alimentazione sana e innovativa.
In questo panorama dinamico e cangiante, la ristorazione si conferma al centro dei piani di sviluppo dei centri commerciali e le food court si rivelano strategiche. Stanno, peraltro, attraversando un cambiamento profondo. Basti pensare che la quota ristorativa di una food court, che un tempo produceva mediamente il 7-8% del fatturato di un centro commerciale, oggi si attesta attorno al 15%. Emblematico è il caso di Merlata Bloom Milano, il nuovissimo lifestyle center del capoluogo lombardo, dove sono presenti ben 47 locali di ristorazione.
Parlando di food court, il nostro presidente Roberto Bramati, vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, ha pochi dubbi: «Per impostare una food court che si rispetti, sono necessarie almeno sette proposte gastronomiche – sottolinea –. Così si può garantire al cliente una proposta differente per ogni giorno della settimana».
Questa è la visione che Spazio Futuro, contractor a Milano, porta avanti: andare incontro alle esigenze del cliente, anticipandole, quando possibile, e proponendo soluzioni ad hoc per soddisfarle. «Pizza, ma anche pasta, carne, pesce, burger, poke, panini su misura… non ci si può fermare al solito, al già visto. Bisogna innovare». Lo abbiamo visto anche in un precedente articolo, parlando delle attuali tendenze della ristorazione. L’innovazione di cui parla Roberto Bramati si sta traducendo nelle food hall dei centri commerciali, ma anche di aeroporti e stazioni, con una risposta sempre più variegata e multiforme, in grado di mettere d’accordo tutte le tipologie di avventori. Solo così si può raggiungere una ristorazione ricercata, accurata e di alto livello.Tuttavia, l’innovazione non passa solo attraverso la cucina. In questi luoghi, le persone si recano ormai non tanto (e non solo) per consumare un pasto, ma per socializzare. «Il vero passo in avanti avverrà quando si riusciranno a coniugare food e leisure, aree per la ristorazione e aree per il divertimento, soprattutto dei più piccoli. Sarà un passaggio fondamentale per attrarre le famiglie con bambini e per garantire che tornino con piacere al centro commerciale. In sintesi – conclude Bramati –, bisogna preoccuparsi non tanto del cliente di oggi ma, soprattutto, di quello di domani».
Ma che cos’è esattamente una food court e come è nata? E ancora: food court, food hall e food district, spesso usati come sinonimi, sono la stessa cosa? Facciamo chiarezza.
L’espressione food court viene usata talora come sinonimo di food hall, ma ne rappresenta, in realtà, l‘evoluzione all’interno dei centri commerciali. Si tratta, di fatto, dell’area ristorazione di un centro commerciale (ma anche di stazioni e aeroporti). Si struttura con diversi locali lungo il perimetro e, al centro, tavoli, sgabelli, poltroncine e divani dove i clienti, una volta acquistato cibo e bevande presso l’insegna scelta, possono accomodarsi liberamente per consumarli. La food court rappresenta, dunque, un diverso e più libero modo di vivere il momento del pasto o della pausa.
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Prima di food court e food hall, esistevano i self service. Che resistono ancora oggi. Questo modo di fare ristorazione si basa su una linea da percorrere per intero, lungo la quale l’avventore deve attendere il proprio turno. Ci si deve, dunque, necessariamente adattare ai ritmi del flusso di clienti presenti in quel momento. Un limite non da poco, in un mondo sempre più rapido e frenetico. Da qui è nata, di fatto, l’idea della food court, che si muove attorno a tre aspetti principali:
Se, all’estero, i ristoranti dei centri commerciali sono sempre aperti, in Italia l’apertura coincide solo con i pasti principali. Ciò rappresenta un limite, anche in termini economici, dal momento che gli affittuari di un locale non hanno alcun introito durante le ore “morte”. Ebbene, in questo senso, la food hall presenta un vantaggio notevole. Intanto, i posti disponibili sono molto più numerosi rispetto a quelli di un ristorante. Inoltre, la food hall è aperta all’utilizzo non solo durante i pasti, ma anche nel resto della giornata. Grazie alla presenza di una rete Wi-Fi e di prese per la ricarica di dispositivi elettronici, è un ambiente pratico e comodo che ben si presta a luogo di incontro, per attività di studio o lavoro smart. Assecondando, in questo senso, la terza vita dei centri commerciali che, da luoghi di puro commercio, sono sempre più spazi di aggregazione sociale che offrono servizi e risposte alle esigenze delle persone.

In questo nostro viaggio nelle food court, non possiamo non fare tappa a Milano e nell’hinterland per due interessanti casi di studio.
Il Centro di Arese, per esempio, ha segnato una nuova era per quanto concerne la ristorazione nei centri commerciali. Si presenta, infatti, come una struttura che non ha nulla a che vedere con la “scatola chiusa” dei primi centri commerciali italiani. Presenta ampi porticati esterni sotto cui sono ospitati diversi locali in cui le persone possono consumare ciò che desiderano. In tal modo, si allunga il percorso della ristorazione dall’interno all’esterno e si sviluppa in uno spazio tradizionalmente concepito come chiuso.
Un altro esempio degno di nota è rappresentato dal CityLife Shopping District, a Milano. All’ombra delle Tre Torri, è presente una food hall che accoglie brand ormai diffusissimi sul territorio, ma anche qualcosa di diverso e peculiare. È il caso di DaV Milano by Da Vittorio, casual dining informale, ma con il marchio del celeberrimo tristellato ristorante Da Vittorio. A CityLife, la food hall è concepita come una piazza cittadina e organizzata come un grande spazio di coworking. Non è un caso, infatti, che in questo centro commerciale, l’afflusso di persone sia costante per tutto l’arco della giornata.

